Le “Giuditte” di Klimt

L’austriaco Gustav Klimt ha realizzato tra il 1901 e il 1909 due opere che hanno come protagonista l’eroina biblica Giuditta. Osservandole è possibile notare, oltre alle evidenti diversità, numerosi tratti in comune, nonostante la maturazione stilistica dell’artista. In “Giuditta I” il soggetto è una donna dotata di una grandiosa sensualità, probabilmente ispirata a una delle principali muse del pittore, ossia la nobile Adele Bloch-Bauer.
Il suo busto è coperto solo in parte da una stoffa azzurra semitrasparente ed impreziosita da dei dettagli dorati. Il volto incorniciato da una folta chioma corvina e da un collier tempestato di pietre preziose, è caratterizzato dalle labbra rosse leggermente aperte e dagli occhi socchiusi, che fanno apparire la donna consapevole e sicura della propria bellezza. Di fronte a questo sguardo fiero e diretto lo spettatore non può fare altro che ammirarla, rapito dal suo fascino ammaliatore. Con il braccio destro piegato regge la testa mozzata di Oloferne, la quale viene trattata come un semplice dettaglio, quasi superfluo, al punto che è appena visibile nell’angolo inferiore destro della composizione. Il corpo, così come l’abito di Giuditta, non è dotato di nessunissima linea di contorno e le sfumature delicate delle estremità di entrambi questi elementi si confondono con lo sfondo. In quest’opera, seppur realizzata quattro anni prima del cosiddetto “periodo d’oro” dell’artista, è possibile notare un ampissimo utilizzo del pigmento dorato, che oltre ad impreziosire gli indumenti indossati dall’eroina, abbellisce con delle delicate incisioni la cornice e con degli elementi naturalistici il fondo del dipinto. In questo modo Klimt crea un bellissimo contrasto tra la bidimensionalità delle decorazioni dello sfondo e la tridimensionalità del personaggio.

In “Giuditta II” il corpo sinuoso e slanciato imprigionato nella lunga e stretta cornice dorata, di un formato molto poco usuale per l’epoca, rivela una sensualità ancora più sfrontata rispetto a quella della sua “gemella”. C’è qualcosa di inquietante in questa figura serpentina, non si tratta più di un fascino che incanta, ma di una bellezza malvagia, capace di stregare. Al punto che anche lo stesso Klimt nel catalogare quest’opera si confonde spesso tra il nome di Giuditta e Salomé, personaggio dalla stessa provenienza, ma con un carattere completamente opposto. Le braccia della donna, arricchite da numerosi bracciali, si fanno spazio fra la voluminosa stoffa che costituisce la sua lunghissima gonna. Le mani, come degli artigli, afferrano per i lunghi capelli rossi la testa della vittima, che potrebbe essere sia quella del famoso condottiero assiro, sia quella del martire Giovanni Battista, anche in questo quadro però appare solamente come un dettaglio.

I contorni delle forme in questa seconda versione sono molto più definiti, così come i contrasti cromatici fra gli elementi anatomici chiari, i capelli scuri, il cumulo di tessuto, decorato da delle geometrie sgargianti ed il fondo arancione, abbellito elegantemente con delle sottili spirali d’oro. Il gusto decorativo, tipico del loro autore, è messo ben in risalto in entrambe le opere, seppur attraverso colori e tecniche differenti. Inoltre sia l’una che l’altra esprimono il lusso art decò e la opulenza tipica dell’impero austriaco in quegli ultimi anni di stabilità e benessere. Infine in entrambi i dipinti ciò che viene messo al centro non è di certo il carattere biblico dei due personaggi ma piuttosto l’erotismo di cui è dotato il corpo femminile.

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