Bozzoli, Animali e Maschere

Lygia Clark è nota al grande pubblico per essere stata una delle fondatrici, oltre che una delle più importanti esponenti del Gruppo Neoconcretista, un movimento artistico che si sviluppa in Brasile verso la fine degli anni Cinquanta. Il Neoconcretismo prende ispirazione dalle varie forme di astrattismo geometrico che si erano sviluppate in Europa nei decenni precedenti, a partire dal Costruttivismo Russo fino all’Astrattismo Concreto. Fu proprio quest’ultimo, in particolare attraverso la produzione pittorica di Max Bill, ad attirare l’attenzione della giovane Clark, la quale assimilò in brevissimo tempo i concetti e le norme matematiche che regolavano le composizioni del maestro svizzero. Dopo aver assimilato la teoria l’artista brasiliana decise che il suo obbiettivo sarebbe stato quello di sovvertire dall’interno le leggi che governavano i lavori di Bill, ma più in generale anche tutte quelle nozioni che stavano alla base della geometria piana.

Saranno proprio queste intenzioni ad avvicinare il lavoro di Lygia Clark e di altri neoconcretisti ad alcuni principi del Neoplasticismo di Piet Mondrian e del Suprematismo di Kasimir Malevič. La sua produzione iniziale perciò consiste i quadri che tentano di superare soprattutto le opposizioni di vuoto-pieno e dentro-fuori. Non sono però le tele di questo genere a portare alla ribalta Lygia, ma bensì i suoi lavori in campo scultoreo e nello specifico le creazioni denominate “Bozzoli” e “Animali”.

Bozzolo
“Bozzolo”

La prima serie, dove ogni singolo pezzo consiste in una lastra rettangolare di metallo ripiegata su sé stessa, nasce come omaggio ai Controrilievi di Vladimir Tatlin. Tutti i bozzoli sono diversi per forma, ma ciò che li accomuna è la loro proiezione nello spazio, che in tutti i casi è quadrata, in questo modo riesce veramente a raggirare le leggi geometriche, facendo apparire un oggetto volumetrico come un qualcosa di piano. Gli Animali, che possono essere letti come un’ulteriore sviluppo dell’idea che sta alla base dei Bozzoli, sono stati realizzati tra il 1960 e il 1964, sempre tramite l’utilizzo del metallo, così nascono delle sculture che attraverso l’azione manuale dell’osservatore possono mutare la loro forma e di conseguenza il loro volume. L’Animale però non sempre sottosta al volere di chi lo manipola e spesso la persona deve adattarsi ai limiti che ne regolano il movimento o aspettarsi “reazioni” impreviste e spesso completamente incongruenti alle sue aspettative iniziali. Per questo le interazioni con gli animali possono suscitare emozioni contrastanti negli spettatori, che possono sentirsi frustrati, ma allo stesso tempo stimolati e incuriositi. Grazie al successo ottenuto attraverso questi lavori Clark ebbe l’occasione di rappresentare la sua nazione alla Biennale di Venezia nel 1968.

Animale
“Animale”

A partire dalle fine degli anni Sessanta Lygia, insieme al collega Hélio Oiticica, si interessò sempre di più alla pratica interattiva e a quella che può essere definita arte partecipativa, questo segnò il suo definitivo addio all’arte geometrica. L’esperienza, derivata dall’azione, diventerà il perno attorno al quale ruoterà tutta la sua produzione successiva, in questo modo l’oggetto artistico, perdendo ogni tipo di valore, diventerà solamente un semplice mezzo e conseguentemente anche il ruolo di artista/autore sarà sempre più marginale. A questo periodo risalgono le maschere, le quali hanno preso parte, assieme a molti altri pezzi, alla prima grande mostra-omaggio dedicata a Lygia Clark, svoltasi al MoMa esattamente tre anni fa. La vasta collezione del Museo d’arte moderna di New York comprende però molte di queste opere per chi fosse interessato ad esplorare da vicino le creazioni di una delle più grandi donne del panorama artistico novecentesco.

Maschere
Maschere

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