La Nuova Oggettività

La Nuova Oggettività è per me una delle più interessanti correnti artistiche dell’inizio del XX secolo, poiché conserva al suo interno un carattere nostalgico, dovuto al suo rispetto generale per l’arte occidentale, ma anche al suo legame filiale nei confronti delle avanguardie tipicamente tedesche e forse è proprio grazie a queste forti consapevolezze, che è riuscita a rivoluzionare non solo la concezione del mondo pittorico, ma anche quella della frammentata società tedesca di quel periodo. Il 1925 sarà l’anno della svolta, poiché nella città di Mannheim si svolgerà la primissima mostra della Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività). Il movimento nasce dal cosiddetto impulso del “rappel à l’ordre”, una tendenza, che in quel periodo, stava investendo l’interna scena pittorica europea. In molti percepivano il bisogno, dopo un periodo dedicato alla sperimentazione, di rivolgersi nuovamente ad un tipo rappresentazione in grado di recuperare le norme della raffigurazione tradizionale. Da queste necessità deriva l’interesse e l’ammirazione nei confronti dell’italiana Metafisica, poiché il suo fondatore, Giorgio De Chirico, era stato uno dei primi che era riuscito a sviluppare uno stile personale senza allontanarsi troppo dalle regole del figurativo, così attraverso la semplicità e la pulizia aveva dato vita a delle opere innovative, che racchiudevano al loro interno tematiche non scontate e ricche di significato.

C’è però un altro dettaglio che lega indissolubilmente Metafisica e Nuova Oggettività, ossia il manichino, il protagonista della maggior parte delle tele di De Chirico e dei suoi colleghi. Gli artisti tedeschi recuperarono questo personaggio e lo trasformarono in quello che viene definito “machino”, una sorta di automa dotato della particolarità di saper impersonare metaforicamente sia il vinto che il vincitore, ed è proprio grazie a questa caratteristica che si rivela un personaggio perfetto per ritrarre la società di quel tempo, divisa fra potenti, i quali abbracciavano con entusiasmo la sempre più massiccia industrializzazione, e oppressi, che al contrario si sentivano minacciati da questo incombente cambiamento.

George Grosz è forse il pittore che rappresenta al meglio questo agglomerato di caratteristiche, infatti nei suoi quadri è perfettamente evidente il richiamo alla Metafisica, ma anche l’interesse per la dimensione politica e sociale. Una particolarità della Nuova Oggettività sta nel fatto che molti dei suoi componenti inizialmente avevano preso parte alle due grandi correnti che dominavano nella Germania dei primi anni del ‘900, cioè Espressionismo e Dadaismo berlinese. In moltissimi casi questa provenienza rimane visibile nello stile di alcuni autori, ad esempio nelle opere di Max Backmann sono sempre presenti dei dettagli espressionisti (toni cupi, contorni marcati e infine soggetti e ambientazioni inquietanti), per questo la produzione complessiva del movimento non sempre ci appare omogenea.

Carnevale Max Beckmann
“Carnevale” M. Beckmann

Nonostante il grandissimo interesse per il collettivo, il genere del ritratto ha riscosso comunque un certo successo ed alcuni artisti, come Christian Schad e Otto Dix, condensano l’insieme delle tematiche più attuali all’interno di un singolo personaggio. Dix, in particolare, popolava le sue opere di soggetti dai tratti stereotipati deridendo, ma allo stesso tempo esaltando, i caratteri della società e dei suoi rappresentanti.

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