Treasures from the Wreck of the Unbelievable by Damien Hirst

Finalmente la settimana scorsa ho visitato la mostra-evento di Damien Hirst a Venezia, le mie aspettative erano altissime, ma non sono state affatto tradite, al contrario è stata un’esperienza meravigliosa che ha coronato alla perfezione il sogno di vedere dal vivo un’esibizione di uno degli artisti contemporanei che più ammiro e amo.

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La storia inizia da Cif Amotan II, uno schiavo dell’Antiochia, che dopo aver ottenuto la libertà, riuscì ad accumulare un impressionante ricchezza, ciò gli permise di viaggiare con la sua nave, l’Apistos, per tutti i mari del mondo e di collezionare un vastissimo numero di tesori. Un giorno però la tempesta sorprese l’Apistos, che venne inghiottita dai più profondi abissi, da quel momento in poi il mistero aleggia sopra il potente Amotan II e il suo immenso tesoro. Parrebbe che questa storia sia destinata a rimanere avvolta dal mito, ma non è così, poiché, dopo quasi duemila anni passati sul fondo dell’Oceano Indiano, nel 2008 nei pressi degli antichi porti dell’Azania è stato fatto un eccezionale ritrovamento, è in questo modo che prende vita la primissima esposizione della leggendaria collezione di Amotan II.
Hirst, affascinato dalla vicenda, ha deciso di allestire all’interno degli spazi di Punta della dogana e di Palazzo Grassi, a Venezia, una mostra che ha come protagoniste le sculture ancora ricoperte da incrostazioni e coralli, accompagnate da alcune copie museali che ricostruiscono le loro sembianze originali.

Damien Hirst con questo suo ultimo lavoro ci trasporta in un mondo incredibile, ma proprio in tutti i sensi della parola. Tutto ciò che si presenta davanti a nostri occhi provoca meraviglia, o per la dimensione, o per la ricchezza di dettagli, o per il pregio dei materiali utilizzati, ma allo stesso modo l’intera mostra si muove attorno al sottile confine che separa verità e menzogna, fino a renderci incapaci di capire cos’è autentico e cosa invece non lo è.

La sensazione di ambiguità ed incertezza viene ripresa anche nel tema attorno al quale ruota l’intera esposizione, ossia il mito. È proprio la leggenda il collante di questa immensa collezione, che ci permette di intraprendere un viaggio non solo spaziale ma anche temporale, infatti è possibile passare agevolmente dall’India all’antica Grecia, dai Maya fino ai bestiari medioevali.

Non bisogna dimenticare però che stiamo parlando della mostra di uno dei più emblematici artisti del panorama contemporaneo e proprio per questo non potremo immaginarci che sia finito tutto qui, infatti osservando attentamente le opere e i loro dettagli sarà difficile non incappare in qualche particolare pop. Hirst inserisce in questo universo anche i nostri miti: oggetti iconici (statue greco-romane si trasformano in barbie, come il reperto di una spada diventa un giocattolo di Sea World) , divi (busti egizi prendono le sembianze di Rihanna e Pharrel Williams) e personaggi fantastici propri del nostro immaginario contemporaneo (ad esempio Mickey-Mouse, dei Transformers, Mowgli e Baloo). Al nostro mondo collettivo Hirst mescola anche il suo universo affettivo tanto che possiamo trovare un ritratto della sua fidanzata Katie Keight e due suoi autoritratti, uno a braccetto con Topolino e l’altro nelle vesti del fantomatico Amotan II, il collezionista.

All’apparenza quest’ultimo lavoro di Hirst si allontana completamente dalla sua produzione precedente, ma in realtà vi sono molti elementi di continuità, io personalmente ne ho individuati quattro. Innanzitutto la modalità espositiva riprende alla perfezione quella delle sue mostre precedenti, utilizzando in maniera massiccia le teche di vetro, le quali molto spesso diventano parte integrante dell’opera. L’acqua in questa mostra è carica di significati, se in passato l’aveva utilizzata in soluzione con il formaldeide per conservare e proteggere le sue creazioni, qui diventa un elemento distruttivo, ma allo stesso tempo il simbolo di un mondo a noi alieno in grado di collegare diverse culture e tradizioni. Hirst non ha mai trascurato l’importanza dei materiali e in Treasures from the Wreck of the Unbelievable questa sua tendenza viene certamente amplificata, al punto che quasi tutte le statue sono realizzate con materiali pregiatissimi: marmo di Carrara, oro, argento, lapislazzuli e malachite. Infine la dialettica tra vita e morte, da sempre presente nella poetica dell’artista inglese, anche in questa situazione non viene certo a mancare, a partire dalla vicenda che ispira l’intera mostra fino alla tematica della funzione eternatrice dell’arte.

Treasures from the Wreck of the Unbelievable è senza dubbio un esperienza da non perdere, che lascia senza fiato per la maestosità e la bellezza, ma è soprattutto un lavoro di un grande artista che anche questa volta non si è smentito ed è riuscito a creare un universo stupefacente, fantastico, impossibile, meraviglioso, insomma in una parola INCREDIBILE.

2 pensieri su “Treasures from the Wreck of the Unbelievable by Damien Hirst

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