Come non perdersi nell’universo di Bosch: 7 tematiche (1)

Generalmente quando ci si approccia ad un’opera di Hieronymus Bosch si viene travolti da emozioni totalmente contrastanti e spesso da un forte senso di confusione. È difficile mettere in ordine i nostri pensieri e le nostre intuizioni davanti a tavole così complesse. In parte queste problematiche derivano sicuramente dal grande lasso di tempo che ci separa, e che non ci consente di comprendere a pieno, le ideologie proprie del tempo in cui è vissuto il grande artista olandese (1450-1516). Quindi col fine di comprendere meglio lo scenario culturale dell’epoca, e più precisamente quello intellettuale di Bosch, tenterò di realizzare un articolo che ci possa guidare attraverso le intricate tematiche della sua poetica.

Deformità
Quante volte guardando un quadro di Bosch si trovano dei personaggi dalle fattezze inusuali? Praticamente sempre, perciò cosa spinge l’autore di queste opere ad ideare soggetti così bizzarri? Già nell’arte greco-romana erano in uso due registri artistici, se così si può dire: uno legato al mondo delle divinità e degli eroi e uno invece molto meno nobile, legato soprattutto alla sfera fantastica, in cui si potevano trovare esseri dalle fattezze stravaganti (basti prendere in considerazione alcuni miti classici, dove non è per nulla inusuale trovare corpi che si tramutano in alberi o esseri nati dall’unione di uomini e bestie). Il Medioevo non ha certo contribuito a mettere ordine fra queste due concezioni del mondo, infatti nell’immaginario culturale sono ancora saldamente presenti parecchie creature fantastiche, esempio clamoroso è la massiccia presenza dei cosiddetti bestiari, dove vengono catalogati indifferentemente animali reali e fantastici. Inoltre nel Medioevo, e nella mente del nostro autore, la componente religiosa assume un ruolo predominante e per questo il caos caratteristico di questi ibridi viene interpretato come una rappresentazione simbolica del demoniaco. Ma accanto ai soggetti caotici possono convivere serenamente le geometrie perfette del divino, perciò ritorna nuovamente la dialettica classica tra registro “alto” e “basso”. Infine dev’essere presa in considerazione l’esperienza diretta che Bosch ha avuto nell’osservazione dei menomati o degli storpi, inutile richiamare anche in questo caso l’evidente collegamento con la concezione religiosa di questi uomini.

Trittico del giudizio finale dettaglio

“Angelus nomen officii est, non naturae”
Con queste parole Sant’Agostino sottolineava lo stretto rapporto tra angeli e demoni, infatti come afferma la Bibbia entrambi hanno la stessa origine, ma i demoni si differenziano dagli angeli solo per la loro ribellione nei confronti di Dio, perciò la parola “angelo” non sempre dev’essere intesa in maniera positiva. Questo concetto era ben chiaro a Bosch e in realtà in alcune tele questa somiglianza non è così velata e il maligno viene rappresentato attraverso espedienti estremamente vicini al celeste. Da notare l’uso occasionale di un colore delicato, quasi impalpabile, per dare forma a entrambi gli esseri. In conclusione un dettaglio apparentemente insignificante, per quanto insolito, come un paio di occhiali, può nascondere un significato profondissimo se ad indossarli è il demonio, in questo caso diventano il simbolo di un sapere oscuro e ingannevole.

Alchimia
Nozioni di magia erano piuttosto diffuse nel bagaglio intellettuale delle classi sociali più colte, perciò è lecito pensare che anche Bosch ne fosse a conoscenza, tanto più se si pensa alle strette somiglianze tra il lavoro dell’alchimista e del pittore: alambicchi e mortai non sono inusuali nello studio dell’artista e anche il concetto di trasmutazione della materia è insito nella pratica pittorica. Bosch quindi maneggiava con sapienza l’universo iconografico degli alchimisti e lo piegava alle necessità proprie della sua occupazione: in particolare per descrivere l’arduo percorso spirituale che deve muoversi fra ostacoli e inganni per raggiungere l’ambito traguardo della fede. Per fare un esempio di una figura presa in prestito dal panorama immaginario della magia si può considerare l’ampio uso che il pittore fa dell’uovo, oggetto da ricollegare all’universo simbolico dell’alchimista, piuttosto che della religione o della classicità, dai quali se ne ricaverebbero significati sicuramente diversi.

Con l’analisi di queste tre tematiche si chiude il primo articolo che dedico all’affascinante e travolgente mondo di Bosch, se vi ho incuriosito (e lo spero) ritornate a trovarmi giovedì prossimo!

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