Puntinismo: la scomposizione dei colori

La tecnica del puntinismo nasce dall’incontro tra due settori apparentemente molto lontani: la scienza e la pittura. Nel 1839 il chimico francese Michel-Eugène Chevreul stava facendo degli studi in ambito cromatico, dalle sue osservazioni aveva notato che un colore posto su uno sfondo bianco sembra contornato da una sottile aureola del suo complementare. Allo stesso modo anche due colori accostati tra loro sono contornati dalle loro aureole, che si sovrappongono e si rafforzano, per questo motivo, quando un colore si trova abbinato ad un altro, appare diverso da come sarebbe se considerato da solo su uno sfondo neutro. A proposito di accostamenti Chevreul aveva anche notato che la combinazione tra complementari è l’ideale dal punto di vista della valorizzazione.

colori complementari

Molti artisti prima delle teorizzazioni di Chevreul si erano avvalsi di questo tipo di abbinamenti per dare importanza a determinati soggetti o porzioni di tela. Ciononostante Chevreul aveva posto l’accento su tali questioni da un punto di vista scientifico e questo aveva stuzzicato la mente di diversi pittori fra i quali Georges Seurat, che decise di sviluppare un metodo pittorico basato proprio sulle osservazioni del chimico. Seurat decise di sviluppare una tecnica basata esclusivamente sull’accostamento di colori puri, questi si sarebbero rafforzati tra loro e grazie al fenomeno della ricomposizione retinica si sarebbero anche fusi formando un colore uniforme agli occhi degli spettatori. Per la riuscita di quest’ultimo fenomeno l’osservatore avrebbe dovuto posizionarsi ad una certa distanza rispetto al quadro. Secondo la visione di Seurat, il pittore, seguendo le leggi del puntinismo, non avrebbe avuto più l’esigenza di mischiare i colori tra loro, poiché questo sarebbe avvenuto automaticamente nella mente degli spettatori. Così sotto un certo punto di vista, Seurat aveva dato un metodo e delle regole alla pittura sviluppata durante il periodo impressionista.

Seurat bagnanti

In realtà il puntinismo si rivelò carente sotto diversi aspetti, e in particolare proprio in quello che Seurat riteneva il suo punto forte, ossia: la vivacità che i colori avrebbero dovuto assumere se accostati in questo modo. Al contrario i colori non apparivano per nulla brillanti, risultando al quanto tenui, inoltre anche le figure ne risentivano sul piano della profondità e sembravano tutte sullo stesso piano. Seurat non fu l’unico a creare delle opere “a puntini”, uno dei suoi più importanti seguaci nonché collaboratori fu Paul Signac, ma questa tecnica ottenne successo anche oltre i confini francesi e infatti in Italia diversi artisti la abbracciarono e tra i più noti vi è senza dubbio Giovanni Segantini.

Negli anni Seurat sviluppò anche altre teorie: individuò dei collegamenti tra colori e dinamismo, dove i colori caldi, e in particolare il rosso e il giallo, avrebbero dovuto essere utilizzati per caratterizzare scene di grande vitalità, mentre i colori freddi, avrebbero dovuto essere padroni di ambientazioni e situazioni di quiete. Inoltre trovò dei collegamenti tra emozioni e linee, e per questo nelle sue opere combinò rosso e giallo con linee ascendenti, e verde e blu con linee discendenti.

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