George Stubbs: il mondo attraverso i cavalli

George Stubbs è noto come uno fra i più abili pittori di arte equestre e infatti solitamente lo si conosce grazie all’imponente dipinto “Whistlejacket” (1762, olio su tela, 292 x 246,4 cm), ossia un ritratto di un cavallo rampante su sfondo neutro, conservato alla National Gallery di Londra.
Stubbs nacque il 25 agosto del 1724 a Liverpool da una famiglia di mercanti di pelli. Le informazioni riguardanti la sua giovinezza sono piuttosto scarne, sappiamo soltanto che dopo aver lavorato nell’attività di famiglia fino alla morte del padre, avvenuta nel 1741, iniziò a dedicarsi alla sua grande passione, l’arte, sotto gli insegnamenti di un pittore e incisore di Lancashire. Da subito affiancò il suo amore per la pittura con l’interesse per l’anatomia realizzando nel 1751 delle illustrazioni per un trattato di ginecologia, ma dopo circa quindici anni, dall’unione di queste due pratiche nacque una delle sue opere più straordinarie: “L’anatomia dei cavalli”.

Vale la pena spendere qualche riga per spiegare come fu realizzata quest’opera e perché fu così rivoluzionaria per l’epoca. Come Leonardo dissezionava i corpi dei defunti per studiarne l’anatomia, Stubbs fece lo stesso con le carcasse dei cavalli: per un anno e mezzo affittò una piccola fattoria nelle campagne inglesi e lì non fece altro che studiare attentamente il corpo di questi meravigliosi animali, riportando sui suoi disegni in maniera accurata e incredibilmente precisa tutto ciò che vedeva, dai muscoli e le ossa fino agli organi. Si trattava di uno dei primi manuali dedicati all’anatomia animale e grazie all’attenzione e alla cura che Stubbs vi dedicò ricevette numerose lettere di congratulazioni da parte di scienziati provenienti da tutta Europa.

Tuttavia come artista non riscosse molto successo nell’arco della sua vita e questo proprio perché si dedicava ad un settore della pittura considerato secondario. L’arte equestre infatti non veniva molto apprezzata e perciò la sua notorietà rimase limitata alla cerchia dei suoi mecenati, ossia nobili con la passione per la caccia e le corse ippiche. Più volte Stubbs si ritrovò a realizzare dei ritratti di cavalli-campioni, commissionati dai loro proprietari, uno tra i più leggendari fu senza dubbio Eclipse, un purosangue che si era aggiudicato un esorbitante numero di corse e che aveva dato alla luce una lunga stirpe di vincitori. Sarebbe sbagliato però considerare Stubbs come un semplice ritrattista e illustratore slegato dal suo tempo, infatti seppur in maniera poco tradizionale, attraverso i suoi ritratti di animali riuscì a trasmettere un gusto romantico fortemente legato alla natura, donando come nessuno mai aveva fatto prima, delle emozioni e delle personalità ai suoi cavalli.

In questo senso sono particolarmente significative la tenerezza e la delicatezza delle sue tele raffiguranti gruppi di giumente accompagnate dai loro puledri, che si contrappongono all’impeto e alla energia dei temi ricorrenti di stalloni in combattimento o di lotte tra leoni e cavalli. È evidente che il cavallo è in assoluto il suo soggetto preferito, ma il suo pennello ha dato vita anche a molti altri animali. A partire da quelli per noi più comuni, come ad esempio la gallina o il cane, ma anche i più esotici, Stubbs infatti fu uno tra i primi artisti europei a rappresentare il canguro e il dingo.

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